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giovedì 17 dicembre 2009

Sarà un caso?

Ieri pomeriggio ho ricevuto una telefonata da mio padre: "Vieni due minuti a casa perchè c'è una persona che ti vuole salutare".
Non c'è voluto molto per capire di chi stesse parlando, uno degli zii "ritrovati" da poco.
Ho cercato di ritardare questi incontri perchè non è che ne abbia molta voglia (per i motivi che ho citato qualche post fa), ma era inevitabile che prima o poi dovessero avvenire e questo è stato solo il primo!

Sarà stato un caso che, mentre entravo in casa e li sentivo chiacchierare e sorridere affabilmente come se il tempo non fosse passato, abbia rivisto come in un flashback quando eravamo seduti alla stessa tavola e non rivolgeva la parola a nessuno, nemmeno alla sottoscritta?
Sarà stato un caso che, mentre mi chinavo a salutarlo fingendo di essere disinvolta, abbia rivisto la scena in cui ci "invitava" a lasciare la casa di mia nonna?
Mio padre è tutto contento di questa nuova situazione e io posso anche esserne felice per lui, ma il punto è solo uno: non posso farci niente, ma per me sono diventati tutti degli estranei. C'è poco da discutere!

lunedì 23 novembre 2009

Sempre sulla difensiva

E' assurdo, lo so bene. Eppure è sempre così!
Appena qualcuno tenta di infiltrarsi oltre le mie barriere, anche solo per provocarmi, per divertirsi un po' a suscitare una mia reazione o per provarmi quanto certi miei comportamenti siano assurdi e farmici riflettere un po' su, ecco che istantaneamente ed istintivamente mi metto sulla difensiva, magari pronta a dissuadere con argomentazioni un po' fragili, dal punto di vista altrui. (E, a volte, anche dal mio)
Non mi piace questo lato del mio carattere, vorrei cercare di migliorare, ma come si fa? E' un comportamento talmente radicato ormai...
Qualcuno mi dice che sono pronta a riconoscere i miei problemi, ma che poi non mi impegno abbastanza per risolverli, anzi mi rifiuto proprio di farlo.
Che abbia ragione, forse? Chissà!

mercoledì 21 ottobre 2009

Grazie


Piccola parolina, eppure a volte controversa.
In che senso?
Qualche tempo fa ho ascoltato mia zia sostenere che tra parenti questa parola è superflua, perfettamente inutile ed anche un po’ fuori luogo. Quindi, sempre secondo la sua tesi:
se vai a trovare un parente che sta male, non devi sentirti dire grazie.
se telefoni per informarti su come vanno le cose, non devi sentirti dire grazie.
se dai un aiuto materiale o morale, anche questa volta non devi sentirti dire grazie.
Tutto ciò l’ha detto anche con una faccia abbastanza scocciata perchè invece lei se lo sente dire ogni volta. Invece, siccome fa le cose col cuore (permettetemi di dubitarne, visto che la conosco per quello che è), non vuole essere ringraziata perchè è suo dovere comportarsi in un certo modo (ma non è una contraddizione???)
Io non mi sono intromessa nella chiacchierata perchè non fa parte del mio carattere parlare o esprimere il mio pensiero per forza e poi perchè non m’interessava farlo.
Ma per quanto mi riguarda, trovo che sia di cattivo gusto giudicare chi ti ringrazia per un qualsiasi motivo. Se lo fa per dovere, per rispettare le apparenze e le buone maniere, problemi suoi.
Ma se lo fa con il cuore, perchè lo sente sul serio, perchè ha bisogno di esprimere a parole il suo stato d’animo, perchè non dovrebbe avere la libertà di farlo?
Ecco, io la penso così.
E tra l’altro ho detto “grazie della chiacchierata” proprio ieri. E se l’ho fatto non era certo per dovere…

domenica 11 ottobre 2009

La famiglia

La mia famiglia è sempre stata disastrata.
Basti pensare al fatto che mia madre aveva due fratelli. Uno è morto ormai da molto tempo ed io non l’ho mai conosciuto, l’altro, con relativa famiglia, l’ho conosciuto all’eta di 13-14 anni circa. (Adesso non ricordo con precisione).
Così di punto in bianco mi sono ritrovata a frequentare degli zii e dei cugini, di cui, fino a quel momento, non avevo conosciuto nè i nomi, nè tantomeno i visi. Perfetti sconosciuti che si sono insinuati nella mia vita e nella mia quotidianità, che io guardavo con sospetto, ma anche con una certa curiosità.
Dal lato paterno le cose SEMBRAVANO andare meglio. Conoscevo tutti, li avevo sempre visti e frequentati e quindi rientravano nella normalità del mio piccolo mondo. Gli unici che frequentavo di meno erano i miei cugini che abitavano dall’altra parte della Sicilia, ma questo era dovuto solo a questioni di distanze oggettive.
Poi ecco che anche lì succede il patatrac.
Quelli che sembravano dei legami solidi, alla fine non si rivelano altro che falsi legami. Vengono fuori i rancori personali, i dispetti reciproci, le difficoltà nel parlarsi, nel mettersi d’accordo, le falsità,…
E così: un disastro!
Con alcuni ci si continua a frequentare, con altri i rapporti si raffreddano, fino a spegnersi del tutto. Praticamente vi è una divisione netta in due parti distinte e contrapposte. Ognuno continua con la sua vita, si verificano nascite e matrimoni ,malattie e tutto ciò che caratterizza la vita quotidiana, da una parte e dall’altra.
Oggi improvvisamente sembra che qualcosa stia cambiando. E se cambierà in positivo, sarà merito solo ed esclusivamente del potere fenomenale che posseggono i bimbi.
Può darsi che si riveli, invece, solo un fuoco di paglia. Io propendo per questa seconda alternativa. E a volerla dire proprio tutta, forse faccio un po’ il tifo perchè sia proprio così.
Ok, chiamatemi pure intransigente. Non m’importa!
La realtà dei fatti è che i rapporti non sono mai stati solidi, apparivano tali soltanto ai miei occhi di bambina. E se non lo erano prima, io non crederò mai possano diventarlo adesso, dopo quasi 10 anni di silenzio e dopo tante occasioni buone per rimetterli in sesto.
Anche perchè sono persone che non sanno fare il primo passo (e l’hanno dimostrato con i fatti e con le parole, più e più volte), ma, cosa ancora più grave, è che non accettano nemmeno il primo passo fatto nei loro confronti.
E allora è meglio che ognuno continui con la propria vita!

giovedì 20 agosto 2009

La prossima volta

“La prossima volta” è il titolo del libro che ho appena finito di leggere. E’ stato scritto nel 2004 dall’autore francese Marc Levy.
E’ un libro che nel mio profilo Facebook ho definito strano, quando ancora non ne avevo concluso la lettura. In realtà, nonostante io sia arrivata al “the end”, non so se definirlo bello o brutto. (Anche perchè non tocca a me darne un giudizio e comunque la bellezza di una storia è sempre molto soggettiva).
Quello che posso affermare è che sicuramente mi ha fatto riflettere.
“La prossima volta” racconta la storia di due persone che vivono in continenti diversi, sono legati entrambi al mondo dell’arte e della pittura e s’incontrano per motivi di lavoro. La cosa surreale è che, quando si sfiorano, provano delle strane sensazioni e sembrano catapultati indietro di secoli: assistono a fatti, vedono persone e ne sentono addirittura le voci. La loro storia è indissolubilmente legata a persone vissute in secoli precedenti, e loro stessi sono reincarnazioni di due innamorati nel presente.
Al di là della storia di due anime gemelle che si ritrovano insieme, sempre e comunque a dispetto degli anni e addirittura dei secoli, che trovo troppo sdolcinata per i miei gusti, è normale forse chiedersi, dopo la lettura, se non ci sia del vero in ciò che è nato dalla fantasia dell’autore!
Chissà se davvero siamo destinati a vivere tante vite! E chissà se ci ritroveremo faccia a faccia con le stesse persone , ci circonderemo delle stesse cose o vivremo nelle stesse città! Chissà se esistono dei legami, di qualunque tipo, che sopravvivano al tempo!
Chissà!
Sono risposte che non ci è consentito conoscere, ma quest’idea è inquietante e affascinante allo stesso tempo!
Vabbè, non ci fate caso. Ogni volta che leggo una storia che tenta di raccontare qualsiasi cosa che non sia accessibile alla razionalità della mente umana, comincio a farmi un milione di domande. (e anche a delirare un po’, mi sa ;-) )

lunedì 17 agosto 2009

Solitudine

La solitudine è sempre stata la compagna della mia vita. Da quando ho memoria è una sensazione che mi ha sempre accompagnata. Mi sono talmente abituata a guardarmi attorno e non vedere nessuno, che non ci ho più fatto caso per anni.
Quando ho la possibilità di scegliere, preferisco sempre il male minore: rimanere per conto mio.
Ultimamente, però, la solitudine mi pesa ed anche tanto.
Nessuno mi cerca per fare due chiacchiere, per prendere un gelato, per andare al mare, per fare una passeggiata….
E chi mi dovrebbe cercare? Chi dovrei cercare io?
E’ vero: sicuramente è colpa mia.
IO col mio carattere talmente introverso da escludere tutti, IO che mi sento fuori posto quando sono in mezzo agli altri, IO che me ne sto in disparte a rivolgere soltanto sorrisi di circostanza e a rispondere a monosillabi alle domande che mi vengono rivolte.
Beh, non mi posso certo stupire dei risultati e non posso certo lamentarmene, ma rendermi conto di questo, mi fa sempre sentire diversa, come se mi mancasse qualcosa di fondamentale che gli altri hanno ed io no.
C’è chi mi dice che devo assolutamente trovarmi degli amici o delle amiche, che basta solo guardarmi attorno.
“BASTA POCO, PUOI TROVARLI OVUNQUE”, mi dicono.
Ma non è vero! Gli amici non si trovano come se fossero granellini di sabbia che si possono raccogliere e conservare in un cantuccio, da dove tirarne fuori qualcuno quando serve!
E se questo non bastasse, c’è anche da tenere in considerazione questo mio strano comportamento che consiste nel mettere sempre una notevole distanza tra me e gli altri.
Anche con voi, “amici virtuali”, lo faccio.
Lo faccio come se fosse una cosa da sottolineare per forza, anche quando so con certezza che non ce ne sarebbe bisogno. Eppure devo sempre mettere i puntini sulle i, chiarire che c’è una barriera che non può essere superata da nessuno!
Intanto il tempo passa, le giornate mi appaiono come delle scatole vuote difficili da riempire, vorrei non sentirmi dire “CHE FAI OGGI? CHE HAI FATTO IERI? CHE FARAI SABATO PROSSIMO?” perchè tanto per me un giorno vale l’altro! Vorrei cambiare in meglio, vorrei….
Vorrei molte cose, ma nello stesso tempo mi chiudo sempre di più in me stessa e, nonostante la sensazione di fallimento, mi sembra impossibile pensare a me stessa in modo anche solo parzialmente diverso da quello che sono.

giovedì 30 luglio 2009

Com'è difficile!

Sono state giornate strane, quelle appena trascorse. Piene di conversazioni "intense" (alcune) e "turbolenti" (altre).
Ma comunque piene di chiarimenti e, per certi versi, estenuanti.
Domande a cui rispondere, risposte non sempre facili da dare, debolezze da confessare, "desideri da ammettere" e da allontare nello stesso tempo, comportamenti da spiegare, parole da capire, decisioni da prendere, pensieri e sensazioni su cui riflettere.
Ma oggi mi sento più positiva, più allegra e meno pensierosa, ma anche più dubbiosa.

mercoledì 22 luglio 2009

Siamo in fase di civilizzazione (forse)


Ebbene sì, anche qui da noi, nell’estemo sud, in quasi_Africa tra un mesetto inizieremo la raccolta differenziata porta a porta. Anche noi entreremo a far parte del mondo civile che fa attenzione all’ambiente.
Per adesso c’è solo tanta confusione!
Ci hanno consegnato due contenitori e due categorie di sacchi. Quello che è sicuro è che servono per raccogliere metalli, plastica, carta, organico. Sono tutti di colore diverso e ci è arrivato anche un depliant pieghevole con tutte le istruzioni da seguire alla lettera, un calendario enorme e dettagliatissimo (ma non bastava indicare i giorni in cui vengono ritirati gli uni o gli altri materiali, visto che non ci sono cambiamenti fino a dicembre 2010?)

Non meno importante di tutto il resto è indubbiamente la parte del materiale illustrativo dedicato agli orari di raccolta.
Ok tutto bellissimo, ma permettetemi di rimanere un po’ perplessa.
Secondo quanto letto, i sacchi o i contenitori devono essere esposti davanti al numero civico negli orari stabiliti. Benissimo! Non è una gran fatica! Ma…

  • Se c’è vento? Vabbeh vedremo qualche sacco svolazzare. Speriamo che provvedano a raccogliere i sacchi anche se si troveranno da tutt’altra parte rispetto al numero civico di appartenenza!

  • E se gli animali randagi provvederanno a rompere i sacchi e disseminare tutto in giro? Boh!

  • E se qualche imbecille (perchè potrei scommetterci che ci sarà senz’altro) porterà via i contenitori, che sono numerati e assegnati ai vari appartamenti? Questa risposta la so! Questa domanda è stata rivolta esplicitamente agli addetti che hanno consegnato il materiale. La risposta è stata semplice e disarmante! “DOVETE STARCI ATTENTI” Ma come non ci avevamo pensato da soli a fare la guardia ai contenitori sotto il sole, la pioggia o di notte?


Mi verrebbe naturale chiedere: “Ma non poteva essere organizzato il tutto in modo migliore?”. A me sembra che si stia iniziando questo nuovo capitolo improvvisando parecchio.
Spero di sbagliare!

martedì 21 luglio 2009

Parole che pesano sul cuore

Nel mio post precedente ho parlato di "parole che pesano sul cuore". Nell'usare questa espressione mi riferivo ad una sorta di ammissione di un pensiero che tenevo dentro da anni, ma che non avevo mai esternato prima.
Naturalmente non sto qui a ripeterlo, prima di tutto perchè non voglio farlo e poi perchè mi è già stato difficile ripeterlo per una seconda volta alla stessa persona (e non l'ho fatto), figuriamoci metterlo nero su bianco!
Eppure non riesco a cogliere pienamente la ragione di tutto ciò!
Che cos'è che mi spinge a sotterrarlo di nuovo dentro di me?
Vergogna per aver pensato una cosa che non so nemmeno se sia vera o solo frutto della mia mente? Paura di scoprire che sia la verità? Timore di soffrirne più di quanto già non stia facendo lacerata dal dubbio, dall'amarezza e dalla delusione? Vergogna del giudizio altrui? O cos'altro?
Beh! Quest'ultima ipotesi mi pare la meno azzeccata, visto che non mi è mai importato molto di quello che gli altri pensano di me. Magari si tratta di vergogna di giungere alla consapevolezza che il perdono tarda ad arrivare!
Ho l'impressione che il giudice più inflessibile nei miei confronti, sia proprio io stessa!

martedì 16 giugno 2009

Un bel rapporto di amicizia “virtuale”

Ho appena letto queste parole nel blog di Aquila non vedente http://aquilanonvedente.wordpress.com/.
Queste parole mi hanno fatto riflettere, ma la mia riflessione esula dal contesto nel quale sono state inserite queste parole. Diciamo che ne sono state esclusivamente la causa scatenante.

Virtuale. Che vuol dire?
Nel vocabolario si legge: "Detto di tutto ciò che può avere, ma non ha, realizzazione o manifestazione concreta".
Sicuramente è così, ma quando si usa questa parola si tende ad attribuirle un' accezione negativa. La virtualità è sinonimo di falsità, di irrealtà, di simulazione, di freddezza.
Certamente non si va ad indagare sui motivi che determinano la "mancata realizzazione o manifestazione concreta", come recita la definizione del vocabolario.

I rapporti che si creano attraverso i blog si possono definire virtuali? Beh, se teniamo conto del fatto che non possiamo vedere l'uno il viso dell'altro, che della vita altrui sappiamo ben poco, magari è così.
Ma di tutto il resto che ne facciamo? Che ne facciamo di tutti quei momenti in cui è arrivata la parola giusta, di tutte quelle volte che qualcuno ha avuto la pazienza di ascoltare i nostri problemi, le nostre insicurezze, i nostri momenti di testardaggine?
E quelle giornate nere in cui ci ha strappato un sorriso controvoglia, ha dato voce alle nostre parole che non volevamo pronunciare per qualsiasi motivo o ci ha sbattuto in faccia la realtà che non volevamo vedere?
E cosa vogliamo dire di quei momenti in cui ci ha fatto una bella lavata di capo?
E' questa la virtualità?
Sapete una cosa? A me non dispiace affatto! E se anche non può esserci, per ovvi motivi, un abbraccio o una pacca sulla spalla, non credo che possa considerarsi un legame meno importante di quello che può instaurarsi nella vita reale.
A me nessuno ha mai detto le cose come stavano, mi ha fatto parlare, esprimere dubbi, insicurezze e aiutato ad arrivare alla fine di un ragionamento o mi ha preso in disparte per dirmi "Che diavolo stai facendo?".
Qui invece è successo, ed anche più di una volta.

venerdì 12 giugno 2009

Letture estive

Per adesso sto procedendo a ritmo serrato nella lettura e in poco più di una settimana ho finito due libri. Ok erano entrambi di piccole dimensioni, ma sempre di due libri si tratta ;-)
Il primo ha il seguente titolo "Io no" di Lorenzo Licalzi.
All'inizio è molto divertente, tutto ruota attorno ad un uomo un po' strambo, anticonvenzionale che ha sempre la battuta pronta e sembra affrontare la vita con leggerezza.
Poi ad un tratto, la storia prende una piega diversa, diventa intenso e nelle ultime pagine c'è un piccolo brano che mi ha colpito e che voglio condividere con voi (sono parole rivolte alla figlia):
-Io la vita non te la so spiegare, e non so dirti nemmeno se quel Senso che ho sempre cercato ci sia per davvero, o se invece non finiremo tutti nel grande abbraccio del Nulla, di quello stesso Nulla dal quale proveniamo. Perchè è dal nulla che proveniamo, Laura, e se nessuno può sapere cosa ci sarà dopo, tutti sappiamo cosa c'era prima: nulla appunto, o forse non ci è concesso il ricordo di nulla. Ma c'è una cosa che posso dirti, io, invece: la vita è un'attesa, una lunga attesa durante la quale si inganna il tempo fuggendo. Fuggendo dalla noia, dalla solitudine, dalla paura di morire. Fuggendo soprattutto da noi stessi, senza sapere che il miglior modo di fuggire è restare fermi, cercando di capire da chi si fugge. Solo così si toglie la maschera al personaggio che recita la nostra vita, solo così si spezzano le catene delle aspettative che gli altri hanno su di noi, solo così non si diventa, da vecchi, la caricatura di ciò che si era da giovani. Solo così, Laura, succede, può succedere, che ci si liberi perfino dal dolore.


Ieri sera ho finito di leggere un libro dal titolo "Gli angeli non hanno la coda" di Laura Tangorra.
Piacevolissimo anche questo, a tratti anche commovente. Vabbeh io mi commuovo facilmente comunque :-)
Mi ha suscitato però una riflessione.
Io non credo molto al "buonismo" che viene fuori. Non credo alla semplicità dei sentimenti, così come vengono descritti. Mi sembra impossibile che un ragazzino, nell'età adolescenziale poi, possa accettare l'arrivo di una madre, che sbuca fuori dal nulla, così facilmente come accade al protagonista.
Seppur essendo messa a conoscenza di tutti i particolari della storia della sua nascita e del suo abbandono, una persona non può rimanere quasi del tutto impassibile. Secondo me, deve pur esistere una sorta di ribellione, anche inconscia.
Tutto ci segna, tutto ci crea contrasti interiori, figuriamoci un abbandono!

lunedì 8 giugno 2009

Non mi piace per niente!

Proprio ieri, durante una piacevolissima chiacchierata, mi sono ritrovata a dire:
"Fino a qualche tempo fa ero più lagnosa di quanto non sia adesso! Sono migliorata da questo punto di vista".

Benissimo, è vero, ma adesso non posso proprio fare a meno di esprimere un'idea che mi ronza in testa da qualche giorno. Ho provato a non pensarci, ma....

Dopo diversi mesi, forse anche anni, ho avvertito in questi giorni quella sgradevole sensazione di essere presa in considerazione solo ed esclusivamente quando "servo" per qualche motivo, e allora ci si aspetta da me che sia a disposizione in qualunque momento e a qualunque ora del giorno, o quando non c'è nessun altro di migliore a disposizione.
Sì, esattamente come una specie di "riserva" a cui ricorrere nei momenti di crisi.
Come ho scritto prima, sono diversi giorni che provo questo senso di esclusione, ho provato a scacciare questa idea dalla mia testa, a trovare mille giustificazioni plausibili, ma non sono riuscita a convincere me stessa e oggi... di nuovo.
Quella sensazione sgradevolissima e allo stesso tempo nettissima che arriva all'improvviso.
E non mi piace per niente!

mercoledì 20 maggio 2009

Dove sei finita?

20 Maggio 2009


Ho l'impressione che ultimamente la "sconosciuta" sia andata in ferie.

E' un periodo di relativa calma, non avverto più quei conflitti interiori che hanno caratterizzato i mesi scorsi, non sento nemmeno il bisogno di affrontare l'unico argomento che per me continua a rimanere inesauribile.

Questo non significa che non pensi e ripensi o che non mi ponga mille domande, ma mi sento più tranquilla.

Chissà magari alle domande ho già risposto e accettato le risposte con serenità o con rassegnazione!

L'unico particolare che posso sottolineare è che alcune parole o frasi intere, che la sconosciuta avrebbe pronunciato con disinvoltura, rimangono imprigionate dentro di me. E' come se mi morissero in gola.

La voglia di esternarle c'è, ma poi manca la forza di farlo. O forse è solo la razionalità che prende il sopravvento.

Quella razionalità che, spesso, mi induce ad analizzare me stessa e mi fa apparire completamente diversa da quello che ho sempre pensato. E allora mi sembra di trovarmi nei panni di un'altra persona che parla e agisce, ma dice e fa cose che io non avrei mai detto o fatto. E per un attimo mi ritrovo perplessa, impaurita e tentennante.

mercoledì 6 maggio 2009

Quesiti esistenziali

Vorrei capire per quale oscuro motivo, quando progetto qualcosa, io non riesca mai a realizzarlo.
Tutto congiura contro di me, affinchè le cose vadano esattamente al contrario di come avevo deciso io.
E così niente da fare, mi tocca rimandare sempre! A quando non si sa, però.
Di che sto parlando? Non è che avessi grandi ambizioni, volevo solo andare a misurare la vista e magari provvedere al cambio di lenti e montatura, prima che mi rovini gli occhi e prima che la montatura, da marrone diventi un marroncino sbiadito e inguardabile.
E invece niente! Ogni volta che decido di spendere qualche soldino per me, non c'è proprio speranza. E la cosa mi rende furiosa!
Che lavoro a fare, se poi devo sempre pensare agli altri e mai a me stessa? E per togliermi un capriccio devo rifletterci giorni e giorni e magari sperare di non pentirmene?

domenica 3 maggio 2009

Difficile da spiegare

Una giornata piatta, come il più delle volte accade la domenica.
Ma oggi ancora di più, mi è mancata una parte importante.
Mi è sembrato di vagare senza meta dentro casa.
E' una strana sensazione, non riesco a spiegarla.
Anche se, magari non è cambiato granchè rispetto ad altre giornate superimpegnate, è stato molto diverso, completamente diverso!
Ma non fa niente! E' stato giusto così, era necessario.
E nonostante tutto sono contenta.

domenica 19 aprile 2009

Sono sempre qui

E' da una settimana che non scrivo niente. Mi pare di poter affermare di aver raggiunto un record!


E' stata una settimana intensa, non tanto dal punto di vista pratico, quanto da quello emotivo. Sono successe tante piccole e grandi cose.
Ancora una volta sono stata sopraffatta dalla paura, per poi riuscire a tirare un sospiro di sollievo, ma solo per poche ore. Adesso mi trovo di nuovo in una specie di limbo con il cuore in gola, con il fiato sospeso, in attesa. Questo naturalmente mi ha fatto stare abbastanza nervosa, pronta a saltare come una molla per ogni minima sciocchezza, che normalmente non mi avrebbe neppure infastidito.
E poi.... tanti comportamenti da esaminare e giustificare, tante parole da analizzare e altre venute fuori da chissà dove, ma impossibili da fermare.
Tanti dubbi e tante cose da raccontare.... ma per fare questo le parole mi mancano.
Antonella

giovedì 9 aprile 2009

Il tempo vola

E' incredibile pensare che sia passato quasi un anno e mezzo da quando ci siamo conosciuti!
Eppure è così.
Tra migliaia di persone collegate in rete, ci siamo incrociati per caso, senza riuscire ad immaginare quanto forte sarebbe diventata la nostra amicizia.
E' stato bello parlarne ieri sera, ricordare insieme tanti piccoli particolari delle nostre prime conversazioni, notare i cambiamenti (notevoli) che ho subito grazie a te.
Ancora una volta ti ho chiesto se non ti fossi ancora stufato. Era da tanto che non lo facevo! Nei primi mesi della nostra amicizia era una domanda costante, avevo sempre bisogno di essere rassicurata e tu pazientemente lo facevi. Mi sembrava assurdo che a qualcuno potesse sinceramente importare di me e, questo legame così forte che si stava creando, mi spaventava un po' perchè non avrei mai creduto di riuscire ad instaurarlo con nessuno in vita mia!
Non avrei mai pensato di aprirmi con qualcuno, di raccontare ad altri le mie giornate, ma soprattutto i pensieri che non avevo mai espresso ad alta voce e, probabilmente, nemmeno ammesso con me stessa.
E invece eccomi lì a raccontarti tutto senza alcuna paura, nemmeno quella di essere giudicata!
Da allora sono cambiate moltissime cose, adesso sappiamo tantissimo l'uno dell'altro, siamo pronti a sostenerci in caso di necessità, conosciamo i nostri visi e addirittura le nostre voci e le nostre risate.
Non ricordo esattamente il giorno in cui ci siamo conosciuti, ma di una cosa sono sicura: quello è stato un giorno fortunato per me!
Antonella

sabato 4 aprile 2009

The end

Ho appena finito il libro che stavo leggendo.
In genere, quando sono verso la fine, accelero la lettura per la curiosità di arrivare all'epilogo, anche se non sempre è quello che mi aspetto e a volte può risultare (per me) deludente.
Questa volta non avevo fretta di finirlo. E' la prima volta che mi accade.
Quale sarà il motivo preciso?
Forse il fatto che, in un certo senso, raccontava qualcosa a me molto familiare? Boh!
Qualunque sia il motivo di tutto ciò, la cosa certa è che mi dispiace essere giunta a leggere il "THE END" nell'ultima pagina e mi dispiace doverlo riporre.
Vabbeh! Ma che sciocchezza!
E' solo una storia inventata e romanzata. Torniamo sulla terra, che è meglio!
Antonella

domenica 29 marzo 2009

Il corso della vita

Ieri sera ho incontrato la madre di una mia compagna di scuola, una di quelle con cui, almeno un po', sono riuscita a legare.
E' da tanto tempo che non la vedo, ma ho perso i contatti con tutti, quindi è normale così.
Ho saputo che ha due figli e che ha cambiato lavoro.
Mi sembra quasi una cosa irreale saperla moglie e madre!
E' come se non mi rendessi conto di tutto questo tempo trascorso dal momento in cui abbiamo lasciato i banchi di scuola!
Nella mia vita tutto è rimasto uguale ad allora, nessun cambiamento rilevante, ho solo qualche anno in più. Allora sono portata a pensare che anche quella degli altri sia rimasta tale e quale a 13 anni fa ed è strano scoprire il contrario.
La vita degli altri è andata avanti seguendo il suo corso.
E alla mia cos'è successo? Ha subito uno stop?
Antonella

PS: Non è una lamentela, solo una riflessione!

martedì 3 marzo 2009

Impulsività

Essere impulsivi cosa significa? Una domanda semplice a cui dare risposta.

Significa agire senza pensar troppo, affidarsi alla guida dell'istinto.

Io non sono mai stata istintiva, ma molto (forse troppo) razionale. E' sempre stata una mia caratteristica quella di ponderare i pro e i contro di ogni mia azione, quella di pensare e ripensare a ciò che potrebbe derivare se io facessi o meno una determinata cosa.

E ultimamente che succede allora?

In alcune occasioni agisco talmente d'impulso, che poi me ne pento e mi morderei volentieri la lingua.

Prima o poi combinerò qualche guaio irrimediabile! E poi che farò? Boh!

Una cosa è sicura: potrò incolpare la "sconosciuta", che tenta sempre di avere la meglio su di me.

Ma quello che vorrei davvero capire è: voglio davvero che questo succeda? Voglio davvero che prenda il sopravvento? Non ne sono mica così sicura!

Antonella